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REFERENDUM 2007
SETTANTA MI DÁ TANTO…
I risultati del referendum interno
di Radio Gas
Con i commenti di Marco Monzali
I PIU’ GRANDI ARTISTI E GRUPPI DI
TUTTI I TEMPI:
01
PINK FLOYD
02
BEATLES
ROLLING STONES
04
DOORS
05
LED ZEPPELIN
06
GENESIS
07
CURE
PEARL JAM
QUEEN
BRUCE SPRINGSTEEN
11
CLASH
BOB DYLAN
JIMI HENDRIX
U2
TOM WAITS
16
FABRIZIO DE ANDRÈ
RADIOHEAD
LOU REED
R.E.M.
SMITHS
21
DAVID BOWIE
NICK CAVE
DEEP PURPLE
KING CRIMSON
NIRVANA
VELVET UNDERGROUND
FRANK ZAPPA
28
Aerosmith, Black Sabbath, Paolo
Conte, Deus, Francesco Guccini,
Peter Gabriel, Gun’s’Roses, Iron
Maiden, Janis Joplin, Korn, Elvis
Presley, Sex Pistols, Stooges.
41
Ac/Dc, Syd Barrett, Franco Battiato,
Blur, Jeff Buckley, Eric Clapton,
John Coltrane, Creedence Clearwater
Revival, Dinosaur Jr., Dream Theater,
Eels, Brian Eno, Cesaria Evora,
Aretha Franklin, Greenday, Jethro
Tull, Joy Division, John Lennon,
Limp Bizkit, Marlene Kuntz, Massive
Attack, Metallica, Joni Mitchell,
Van Morrison, Pantera, Porcupine
Tree, Red Hot Chili Peppetrs,
Slipknot, Soundgarden, David Sylvian,
30 Seconds to Mars, Who, Stevie
Wonder, Yes.
C’era da aspettarselo. I Pink Floyd
stanno al rock come Beethoven sta
alla musica classica, un monumento
solidissimo, indiscusso e venerato,
una specie di simbolo patriottico
meta di pellegrinaggio e di gite
scolastiche, dove i genitori ti
portano da bambino, sussurrandoti
felici “Bello, vero?”.
Perfino mio padre, che avrebbe
riservato un’intera ala di Auschwitz
ai “capelloni”, verso Waters & C.
mostrava un certo silenzioso
rispetto, astenendosi per una volta
dal classico commento “cos’è questo
rumore?”. Qualcuno di voi dirà “E i
Beatles?”.
I Beatles sono un caso diverso,
appartengono alla categoria delle
divinità bestemmiabili, tanto che li
furono subito contrapposti dei
demiurghi, gli Stones, giusto per
dare una bandiera a chi pensava di
essere troppo brutto, sporco e
cattivo per stare dalla parte dei
Fab Four.
E quel secondo posto ex-aequo tra le
due band simbolo dei Sixties è, a
mio parere, uno degli aspetti più
geniali di questo piccolo carotaggio
dei gusti del rockettaro all’altezza
dell’anno domini 2007, punto
d’incontro temporale tra quattro
generazioni di giovani e ex-giovani,
tutti alla fine d’accordo nel
decretare che tra Lennon & Mc
Cartney e Jagger & Richards sarà per
sempre pareggio, anche al millesimo
rigore supplementare.
Ora si potrà dire che la nostra
comunità radiogassosa ha un vizio
genetico di fondo, quello di essersi
radunata dietro il veronesiano grido
di battaglia “gli anni ’70 della
mente”, ma ho la netta sensazione
che anche un eventuale allargamento
universale al nostro sondaggino
interno ne confermerebbe il verdetto
di fondo, che il rock ha avuto
un’Età dell’Oro, concentrata
soprattutto nel decennio 65-75, con
propaggini che si spingono fino agli
estremi delle due decadi.
Il quadro delle prime posizioni
della categoria più importante è
impressionante: le prime sei
posizioni sono monopolizzate dalla
Golden Age, più in basso troviamo
gruppi o artisti come Clash, Cure,
Springsteen e U2 che, pur avendo
vissuto lo zenit delle loro carriere
negli ’80, hanno comunque iniziato
ad incidere nella seconda metà dei
’70. Le uniche presenze veramente
straniere sono i due pilastri del
grunge, Nirvana e Pearl Jam, il
gruppo simbolo dei ’90, i Rem, e
quella che è l’ultima grande band
apparsa sul pianeta, i Radiohead,
unico tributo autentico che il
popolo di Radio Gas concede alla
contemporaneità.
Insomma, non è che sono mancati i
colossi negli ultimi trenta anni, è
che non c’è più stata “quella”
concentrazione di grandissimi
talenti.
A meno che la spiegazione stia tutta
nelle leggi della cronologia per
cui, a parità di qualità, vince chi
una cosa l’ha fatta per prima.
E non sottovalutiamo poi la potenza
della lobby dei “veci” che sugli
eroi della loro adolescenza hanno
fatalmente concentrato i loro voti.
Altre osservazioni a margine.
Intanto, una certa prevalenza della
Perfida Albione sugli States. Non
c’è niente da fare, da bravi europei
facciamo una certa fatica ad
allinearci col modo più ruspante e
diretto che gli yankees hanno di
fare musica, siamo più concettosi e,
forse, troppo intellettualizzati per
gustarci a pieno il rock made in
USA, tanto che tra i primi dieci
provengono dall’oltre Atlantico solo
i Doors di Jim Morrison (che però,
guarda caso, ci teneva ad apparire
più poeta che rockstar) e il working
class hero Springsteen, lui sì
americano “centopercento”, tra
l’altro primo tra gli artisti
singoli.
Poi, alcune assenze impreviste e
alcune presenze sorprendenti.
Tra queste ultime, l’eccellente
risultato di Lou-Lou Reed, sia da
solo che in versione Velvet: non me
l’aspettavo così in alto, meglio
così.
Clamorosa l’assenza della Smith
(votata solo dal sottoscritto, ahimè),
deludentissima la performance dei
Red Hot Chili Peppers, ignorati dai
vecchi e ritenuti dei traditori dai
giovani. Il metal, in tutte le sue
varianti, si conferma genere di
nicchia mentre meglio vanno il punk
e il dark che portano su
rispettivamente Clash e Cure. Ma la
vera sconfitta, mi pare, è la New
Wave, ignorata anche nei gruppi
migliori (Talking Heads, Depeche
Mode, gli stessi Police). Un ripudio
quasi ideologico per un genere e una
decade sentiti come contrapposti
alla Golden Age.
I MIGLIORI ALBUM DI TUTTI I TEMPI:
01
THE DARK SIDE OF THE MOON (Pink
Floyd)
02
VELVET UNDERGROUND WITH NICO
03
GRACE (Jeff Buckley)
LONDON CALLING (Clash)
SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB
BAND (Beatles)
06
LED ZEPPELIN II
NEVER MIND THE BULLOCKS (Sex Pistols).
THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST
(David Bowie)
TRANSFORMER (Lou Reed)
WHITE ALBUM (Beatles)
WISH YOU WERE HERE (Pink Floyd)
12
APPETITE FOR DESTRUCTION (Gun’s’Roses)
HEROES (David Bowie)
JOSHUA TREE (U2)
LED ZEPPELIN I
LED ZEPPELIN III
NEVERMIND (Nirvana)
OK COMPUTER (Radiohead)
PORNOGRAPHY (Cure)
THE DOORS
THE WALL (Pink Floyd)
TOMMY (Who)
23
“Abbey Road” (Beatles), “A Beatiful
Lie” (30 Seconds to Mars), “Ambient
2” (H. Budd & Eno), “Aqualung” (Jethro
Tull), “Atom Heart Mother” (Pink
Floyd), “Automatic for the people” (R.E.M.),
“Black Album” (Metallica), “Bleach”
(Nirvana), “17 Re” (Litfiba),
“Disintegration” (Cure), “Electric
Ladyland” (Jimi Hendrix), “Get a
Grip” (Aerosmith), “Hatful of Hollow”
(Smiths), “Highway 61 revisited”
(Bob Dylan), “Hot Rats” (Frank
Zappa), “Hunky Dory” (David Bowie),
“In the court of Crimson King” (King
Crimson), “Machine Head” (Deep
Purple), “Made in Japan” (Deep
Purple), “MTV Unplugged” (Nirvana),
“Nursery Crime” (Genesis),
“Paranoid” (Black Sabbath), “Rain
Dogs” (Tom Waits), “Regatta the
Blanc” (Police), “Soundscapes” (Robert
Fripp), “Swordfishtrombones” (Tom
Waits), “Ten” (Pearl Jam), “The Idem
Crash” (Deus), “The Lamb Lies down
on Broadway” (Genesis), “Travels” (Pat
Metheny), “What’s going on” (Marvin
Gaye).
Che dire? Che “Dark Side” sia
l’Album per antonomasia, è cosa
nota. L’unico pericolo che correva
era quello proprio di essere
“troppo” conosciuto, “troppo”
osannato. Bravi i suoi elettori a
fregarsene.
Sorprendono invece, e parecchio, le
altre posizioni sul podio.
Che il disco della “banana”
arrivasse secondo, non l’avrei
proprio mai detto, ma che lo sia
arrivato è titolo di gran merito ai
ns. conduttori, essendo un disco di
una bellezza straordinaria. Delle
tre medglie di bronzo, una è
pressochè scontata (indovinate
quale?), le altre due sono
inaspettate, anche se l’amore che il
corpo sociale di Radio Gas ha per
Buckley jr. e per Strummer e soci è
cosa nota e stranota.
Curioso poi il successo nel derby
zeppeliniano del secondo album sul
primo e sul terzo, successo che
risolve (si fa per dire) un’annosissima
questione.
L’elenco dei primi venti è comunque
di eccellente fattura complessiva,
molto meglio di analoghe liste
recentemente compilate da alcuni
Soloni della critica (vero,
Gastaldo?).
MIGLIOR BRANO DI SEMPRE:
01
STAIRWAY TO HEAVEN (Led Zeppelin)
02
SHINE ON YOU, CRAZY DIAMOND (Pink
Floyd)
03
BOHEMIAN RAPSODY (Queen)
IMAGINE (John Lennon)
LIKE A ROLLING STONE (Bob Dylan)
SYMPATHY FOR THE DEVIL (Rolling
Stones)
THE END (Doors)
THE MUSICAL BOX (Genesis)
VOODOO CHILE (Jimi Hendrix)
10
“A day in the life” (Beatles),
“Angie” (Rolling Stones), “Black” (Pearl
Jam), “Born to Run” (Bruce
Springsteen), “Child in Time” (Deep
Purple), “Civil War” (Gun’s’Roses),
“Every Breath You Take” (Police),
“Good Vibration” (Beach Boys),
“Grace” (Jeff Buckley), “Hallelujah”
(Jeff Buckley), “Heroes” (David
Bowie), “Hey Jude” (Beatles), “Il
testamento di Tito” (Fabrizio De
Andrè), “Kashmir” (Led Zeppelin”),
“Kimberly” (Patti Smith), “Life on
Mars” (David Bowie), “Light my fire”
(Doors), “Little Wing” (Jimi Hendrix),
“London Calling” (Clash), “Master of
Puppets” (Metallica), “One” (U2),
“Paranoid Android” (Radiohead),
“Rain and Tears” (Aphrodite’s child),
“Rearview Mirror” (Pearl Jam),
“Since I’ve Been Loving You” (Led
Zeppelin), “Songs to the Siren” (Tim
Buckley), “Strawberry fields forever”
(Beatles), “Supper’s ready” (Genesis),
“Thunder Road” (Bruce Springsteen),
“With or Without You” (U2).
Qui la dispersione di voti, come
direbbe Veltroni, è stata massiccia.
Il leggendario “pezzone” di Page &
Plant ha impedito ai Floyd il Grande
Slam, relegando il brano dedicato a
Barrett al secondo posto.
Discutibile il terzo posto assegnato
a “Simpathy for the Devil” che
senz’altro non è il brano più bello
nè rappresentativo degli Stones:
chissà perché, ma ho la forte
sensazione che qui Papa Ratzinger
c’entri qualcosa…
MIGLIOR ARTISTA O GRUPPO ITALIANO DI
SEMPRE:
01
FABRIZIO DE ANDRÈ
02
LUCIO BATTISTI
03
FRANCO BATTIATO
04
PAOLO CONTE
PREMIATA FORNERIA MARCONI
06
FRANCESCO GUCCINI
LITFIBA
VASCO ROSSI
09
RINO GAETANO
LUIGI TENCO
11
AFTERHOURS
VINICIO CAPOSSELA
FRANCESCO DE GREGORI
MARLENE KUNTZ
MINA
ROBERTO VECCHIONI
17
CCCP
SLUCIO DALLA
SIVANO FOSSATI
NOMADI
SUBSONICA
22
Alice, Fred Buscaglione, Caparezza,
Pino Daniele, Elio e le Storie Tese,
Ivan Graziani, Ligabue, Linea 77,
Negrita, Orme, Giuni Russo, Tre
Ragazzi Allegri Morti, Vanilla Sky,
Zucchero.
Altro voto di natura genetica se è
vero com’è vero che già dal primo
giorno di trasmissioni dichiarammo
che non sarebbe trascorso giorno
senza che Radio Gas non avesse
passato almeno un brano del buon
vecchio Faber. Non scontato invece
il secondo posto a Battisti, artista
che all’epoca era ritenuto da molti
troppo commerciale. Il primo…dei
viventi è così risultato Battiato,
che qualcuno sussurra sia stato
sostenuto da una setta segreta di
adoratori del mistico siciliano. In
positivo sorprende il successo di
Pfm e Litfiba (votati in blocco dai
conduttori fiorentini), mi sarei
aspettato invece qualcosa di più per
De Gregori e Capossela e anche per
il buon Vasco.
MIGLIOR ALBUM ITALIANO DI SEMPRE:
01
RIMMEL (Francesco De Gregori)
02
LA VOCE DEL PADRONE (Franco Battiato)
03
LA BUONA NOVELLA (Fabrizio De Andrè)
04
EMOZIONI (Lucio Battisti)
NON AL DENARO, NE’ ALL’AMORE, NE’ AL
CIELO (Fabrizio De Andrè)
06
CANZONI A MANOVELLA (Vinicio
Capossela)
17 RE (Litfiba)
IN CONCERTO CON LA PFM (Fabrizio De
Andrè)
09
“Aguaplano” (Paolo Conte),
“Bollicine” (Vasco Rossi),
“Burattino senza fili” (Edoardo
Bennato), “Catartica” (Marlene Kuntz),
“Desaparecido” (Litfiba), “Il nostro
caro angelo” (Lucio Battisti),
“Liberi liberi” (Vasco Rossi),
“L’Ombrello e la macchina da cucire”
(Franco Battiato), “Modì” (Vinicio
Capossela), “Nero a metà” (Pino
Daniele), “Paris Milonga” (Paolo
Conte), “Patriots” (Franco Battiato),
“Radici” (Francesco Guccini),
“Storia di un impiegato” (Fabrizio
De Andrè), “Storia di un minuto”
(Premiata Forneria Marconi), “Volume
3” (Fabrizio De Andrè).
De Gregori, clamorosamente sconfitto
nella categoria generale, si prende
la rivincita negli album vincendo,
un po’ a sorpresa, con il suo album
più famoso (ma non il più bello). In
linea il secondo posto della “Voce
del Padrone”, l’album italiano degli
’80 per eccellenza, mentre non avrei
certo dato per terzo “La buona
novella”, uno delle produzioni più
noiose di De Andrè, preferito,
chissà perché, ad un capolavoro come
“Non al denaro, né all’amore, né al
cielo”.
MIGLIOR BRANO ITALIANO DI SEMPRE:
01
IMPRESSIONI DI SETTEMBRE (Premiata
Forneria Marconi
02
IL CIELO IN UNA STANZA (Gino Paoli)
03
LA DONNA CANNONE (Francesco De
Gregori
04
“Ciao amore ciao” (Luigi Tenco),
“Coda di lupo” (Fabrizio De Andrè),
“Emozioni” (Lucio Battisti), “Fiori
di Rosa, fiori di pesco” (Lucio
Battisti), “Gli angeli” (Vasco
Rossi), “I giardini di marzo” (Lucio
Battisti), “La canzone dell’amore
perduto” (Fabrizio De Andrè), “La
Cura” (Franco Battiato), “La
Locomotiva” (Francesco Guccini),
“Mio fratello è figlio unico” (Rino
Gaetano), “Modì” (Vinicio Capossela),
“Nostalgia nell’aria” (Marlene Kuntz),
“Prospettiva Nevskij” (Franco
Battiato), “Sally” (Vasco Rossi),
“Servi della gleba” (Elio e le
Storie Tese), “Un giorno dopo
l’altro” (Luigi Tenco), “Vecchio
frac” (Domenico Modugno).
Quando si va sui brani singoli, la
dispersione dei voti è inevitabile.
Personalmente ritengo la vittoria di
“Impressioni di Settembre” la più
inattesa e anche, sinceramente, la
meno meritata tra quelle proclamate
dal referendum. Sarà anche che mi
porto dietro un’antica disi stima
per il gruppo di Mussida e Pagani
(viva il Banco…) ma con le
tantissime belle canzoni che lo
Stivale ha prodotto… Mah, dissenso e
riprovazione. Molto meglio i due
argenti, quelli sì degli
straordinari capolavori.
MIGLIOR VOCALIST UOMO:
01
ROBERT PLANT (Led Zeppelin)
02
FREDDY MERCURY (Queen)
03
JEFF BUCKLEY
EDDIE VEDDER (Pearl Jam)
05
TOM WAITS
06
BONO VOX (U2)
TIM BUCKLEY
08
Antony, David Bowie, Nick Cave,
Leonard Cohen, John Fogerty (Creedence
Clearwater Revival), Ian Gillan (Deep
Purple), Jim Morrison (Doors),
Morrissey (Smiths), Elvis Presley,
Layne Staley (Alice in Chains),
Demetrio Stratos (Area), Stevie
Wonder, Thom Yorke (Radiohead).
Plant è invece la classica vittoria
annunciata, ekkekazz, pareggiato
solo dalla famiglia Buckley
schierata al completo. Prevalgono i
falsetti e i tenori sui baritoni,
capitanati dal grande Vedder, mentre
l’enorme Waits tiene alta la
fuligginosa bandiera dei
cartavetrati. Bella classifica,
giusta e abbastanza completa, anche
se qualcosa in più a Yorke e molto
in meno a Morrissey non avrebbe
guastato. Augh, ho detto.
MIGLIOR VOCALIST DONNA:
01
JANIS JOPLIN
02
ARETHA FRANKLIN
03
MINA
04
NINA SIMONE
05
BILLIE HOLLIDAY
ANNIE LENNOX (Eurythmics)
NATALIE MERCHANT (10.000 Maniacs)
GRACE SLICK (Jefferson Airplane)
PATTI SMITH
10
ELLA FITZGERALD
JONI MITCHELL
12
Joan Armatrading, Cristina Donà,
Elisa, Lisa Gerrard (Dead Can Dance,
Shirley Manson (Garbage), Gianna
Nannini, Patty Pravo.
Tra le femminucce prevalgono due
femminacce come la Joplin e la
Franklin, una nera vera e una
acquisita. Il terzo posto viene
ingiustamente negato a Nina Simone
dall’imprevedibile exploit di Mina,
evidente frutto di un complotto
della comunità gay aziendale.
Apprezzabili i buoni piazzamenti
della Holliday e della Merchant.
MIGLIOR CHITARRISTA:
01
JIMI HENDRIX
02
DAVE GILMOUR (Pink Floyd)
03
ERIC CLAPTON (Cream)
CARLOS SANTANA
FRANK ZAPPA
06
RITCHIE BLACKMORE (Deep Purple)
DIMEBAG DARRELL (Pantera)
ROBERT FRIPP ((King Crimson)
SLASH (Guns’n’Roses)
10
Dave Burland, Nick Drake, George
Harrison (Beatles), Mark Knopfler
(Dire Straits), Alvin Lee (Ten Years
After), Jimmy Page (Led Zeppelin,
Django Reinhardt, The Edge (U2).
A distanza di quasi 40 anni il
chitarrismo barocco di Hendrix
ammalia ancora grandi e piccini,
tanto da farne il successo più
schiacciante di tutto il sondaggione.
Altrettanto netto il secondo posto
di Gilmour mentre l’anti-Hendrix per
definizione, Manolenta Clapton, si
deve accontentare del terzo posto in
coabitazione con altri due mostri
sacri, Santana e Zappa. Tra gli
“acustici” (che forse meritavano una
categoria a parte) prevalgono invece
Burland, Drake e Reinhardt.
MIGLIOR BASSISTA:
01
JACO PASTORIUS
02
PAUL SIMONON (Clash)
03
FLEA (Red Hot Chili Peppers)
04
Tony Levin e Charlie Mingus
Strumento poco vistoso il basso, per
cui voti pochi e poco tecnici. Il
club jazzofilo interno fa vincere
Pastorius, i punkettari tirano su
Simonon mentre il bravissimo Flea
riscatta in parte la netta sconfitta
dei Chili Peppers.
MIGLIOR BATTERISTA:
01
OOHN BONHAM (Led Zeppelin)
MIKE PORTNOY (Dream Theatre)
03
STEWART COPELAND (Police)
MITCH MITCHELL
RINGO STARR (Beatles)
“Bonzo” Bonham è un monumento, fosse
non solo per “Moby Dick”. Portnoy è
invece la medaglia portata a casa
dai metallari. Giusto il terzo posto
di Copeland, mentre è stata avviata
azione disciplinare verso quei due
sciagurati che hanno votato Ringo
Starr.
ALTRI STRUMENTI:
01
JOHN COLTRANE
02
IAN ANDERSON (Jethro Tull)
MILES DAVIS
BRIAN ENO
MAURO PAGANI (Premiata Forneria
Marconi)
Marco Milanesi da oggi si sentirà
meno solo. Certo vedere Miles Davis
affiancato da Mauro Pagani.
MIGLIORI ARTISTI O GRUPPI EMERGENTI:
01
I
MINISTRI
02
Antony & The Johnsons, Arctic
Monkeys, Decemberist, Editors,
Okkervil River, Amy Winehouse.
Trattasi dei Ministri italiani, da
non confondersi con il quasi omonimo
gruppo anglosassone. Risultato
toalmente inaspettato, dovuto anche
alla fortissima dispersione dei voti
che c’è stata in questa categoria
dalla non facile definizione. Di
assoluto valore comunque la
pattuglia dei secondi.
MIGLIOR ALBUM 2007:
01
IN RAINBOW (Radiohead)
02
TWELVE (Patti Smith)
03
LA QUINTA STAGIONE (Cristina Donà)
STAGE NAMES (Okkervil River)
05
“An end has a start” (Editors),
“Boxer” (The National), “Echoes,
Silence, Patience & Grace” (Foo
Fighters), “La finestra” (Negramaro),
“Lifeline” (Ben Harper), “Live in
Dublin” e “Magic” (Bruce Springsteen),
“Songs of mass destruction” (Annie
Lennox), “The Good, the Bad and the
Queen”, “We are the night” (Chemical
Brothers).
Come ho detto sopra, I Radiohead
sono l’ultima, vera grande band
apparsa sul pianeta. E allora ben
venga questo primo posto assegnato a
un disco che resta parecchie
lunghezze sotto ai capolavori di
Yorke & C.. Molto ha fatto
l’insolito mezzo di distribuzione
dell’album, apparso comunque in
forma “fisica” nei negozi proprio
negli ultimi giorni dell’anno. Una
forma di tributo è probabilmente
anche il secondo posto assegnato
all’album di cover della Smith,
bello ma furbo e furbo ma bello.
Chapeau alla Donà e agli Okkervil
River, ma in questa categoria dl
sondaggione c’è, diggiamolo, la
sintesi di un anno non esaltante.
MIGLIOR BRANO DELL’ANNO:
01
REHAB (Amy Winehouse)
SOCIETY (Eddie Vedder)
THE PRETENDER (Foo Fighters)
Dove la dispersione dei voti si fa
polverizzazione. Che poi in tre casi
il voto si sia ripetuto è più
cronaca che altro. Anche se
“Society” è veramente molto bello.
MIGLIORI EMERGENTI ITALIANI:
01
TOY ORCHESTRA voti
02
AMOR FOU
NEGRAMARO
TEATRO DEGLI ORRORI
E i Ministri? Qui, temo, ha vinto la
confusione. E i Toy Orchestra? Ah,
saperlo…
ALBUM ITALIANO DELL’ANNO:
01
GRAZIE (Gianna Nannini)
IL VUOTO (Franco Battiato)
Idem come sopra, con il disco
della Donà che viene votato tre
volte come disco dell’anno in
assoluto e una volta sola come
miglior disco italiano, sovvertendo
l’aristotelica regola del “meno che
sta nel più”. Quanto ai cosiddetti
vincitori, giusto il riconoscimento
all’album della senese, assai meno a
quello di Battiato.
BRANI ITALIANI DELL’ANNO:
01
UNIVERSO (Cristina Donà)
UNO (Marlene Kuntz)
Poche idee, e confuse. Ottengono due
voti solo la bella song della Donà e
il noiosetto e pretenzioso brano dei
Marlene Kuntz. Uno, Universo e
Centomila.