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LE RUBRICHE DI RADIOGAS - Cinema
 
 
LINO

di Jean-Louis Milesi
(Francia, 2007, 35mm, ’83)
 
Milesi, al suo terzo lungometraggio (ha già scritto sceneggiature, opere teatrali, romanzi, e anche un telefilm), ci racconta una drammatica storia familiare; girato nel suo appartamento, vede come attore, oltre al regista stesso, anche suo figlio: Lino, appunto, che ha due anni...
 
Gli spettatori sono messi di fronte a qualcosa che è già accaduto: un uomo di mezza età rimane da solo con un bambino di due, figlio della giovane donna che frequentava da un anno che è morta da una settimana.


Scosso e sconvolto contatta i servizi sociali per capire modalità e tempi della ricerca del padre naturale a cui ha intenzione di affidarlo.

Comincia così a ripercorrere il passato della compagna, i suoi problemi di droga (che probabilmente l’hanno portata alla morte), i suoi amori passati, il suo difficile rapporto con la famiglia, a cui non aveva nemmeno detto di avere avuto un figlio. Si palpano il dolore e la disperazione, ma anche l’unicità e la complicità che si viene a creare tra l’uomo e il bambino, rimasti l’unico affetto l’uno per l’altro.

Le riprese sono a metà tra il filmino di famiglia, il documentario e le immagini rallentate e sgranate da videoarte. Non ci sono intermediari, ci si trova nella quotidianità di un appartamento, si vedono i giochi, si sentono i pianti del bambino, la debolezza di un adulto che si trova a dover gestire una situazione più grande di lui. Azzeccati i temi musicali ricorrenti.

Un film veritiero, di grande impatto e intensità, commovente.
 

Chiara Lamagni

 

   
     

 

 

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